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VIAGGIO IN RUSSIA

Nell’ottobre del 1998 con l’associazione “ AMICI LONTANI “ di Lodi, associazione no profit che si occupava di adozioni ed affidi internazionali mi sono recata sempre in missione umanitari in Russia ed esattamente a San Pietroburgo. Il viaggio a San Pietroburgo era il mio primo viaggio umanitario che facevo e confesso che ero molto perplessa anche perché non sapevo esattamente quale era il mio incarico all’interno della delegazione che si recava a San Pietroburgo. Premetto che già, circa un anno prima l’associazione aveva organizzato a Monza un convegno molto interessante inerente alle problematiche dell’adozione internazionale invitando vari esponenti politici, associazioni di volontariato, avvocati e giudici del nostro paese, ed esponenti russi quali avvocati del Verdic (la migliore avvocatura russa), giudici ed esponenti di associazioni russe impegnate nelle problematiche minorili . In quell’occasione a cui anch’io partecipai ai lavori delle Commissioni di studio composte dagli esponenti russi ed italiani si gettarono le basi per sottoporre al Governo russo ed italiano una bozza di accordi bilaterali per facilitare gli aiuti e le adozioni internazionali tra lo Stato Italiano e Russo. Le parti in questione con un documento che riprendeva le proposte sottoscritte da tutti i partecipanti delle varie commissioni si impegnavano nei rispettivi parti a portare avanti nei loro stati le proposte emerse nei vari tavoli e racchiuse in un documento finale da entrambe le parti sottoscritto e firmato. A seguito di quel convegno, poi, una delegazione dell’associazione Amici Lontani si è recata in Russia a San Pietroburgo per rendersi conto della situazione in cui versano i bambini abbandonati in quel paese, e per avviare con le Istituzioni locali che sovraintendono sugli istituti per minori per accordarci circa gli aiuti che l’associazione poteva dare per sostenere il benessere dei minori presenti negli orfanatrofi, e per stabilire anche accordi con le autorità locali circa l’adozione internazionale dei bambini disagiati ed orfani presenti negli orfanatrofi russi. Dopo un viaggio di circa 4 ore di volo con scalo a Francoforte siamo arrivati a San Pietroburgo dove ad attenderci c’erano gli amici russi e che per conto dell’associazione stessa tenevano i contatti con le istituzioni locali e svolgevano le pratiche inerenti ai bambini che grazie alla mediazione dell’associazione arrivavano nel nostro paese o in affidamento familiare o per essere adottati qualora ne esistevano le condizioni da parte delle famiglie italiane che avevano ottenuto dal tribunale per i minorenni l’idoneità all’adozione internazionale. Quando siamo partiti da Milano seppur era il primo ottobre era una giornata calda, mentre a San Pietroburgo la temperatura era già a 6 gradi sotto zero e vi era la neve, e già quella situazione per me era stata di forte impatto emotivo perché sapevo che avrei trovato freddo, ma non certamente di trovarmi ad una temperatura simile alle ore 20 di sera. L’altro impatto emotivo forte lo provai quando sin dal giorno dopo ci alzammo prestissimo (per me all’alba in quanto vi era un fuso orario che ci differenzia di tre ore avanti rispetto all’ora nostra locale) perché ci dovevamo recare in visita in un orfanatrofio che già in precedenza con l’associazione aveva avuto contatti. Era un orfanatrofio, ore vi erano tanti tantissimi bambini stranamente tutti magri con visi molto scarni e braccia e gambe esilissimi, si vedeva benissimo che erano bambini molto deperiti. L’orfanatrofio sembrava quasi una prigione, con sbarre alle finestre ed in decadenza, in pratica una struttura fatiscente che sembrava che stesse in piedi per miracolo, al suo interno camere con lettini molto strani, diversi da quelli che abbiamo noi, lettini che sembravano a quelli dei sette nani, anche dove mangiavano e il salone della ricreazione avevano tavolini ed altri mobili che i bambini usano piccolissimi, al punto che mi sembrava di essere in un mondo delle favole, ma in realtà non era così. Da subito avevo notato la diversità delle condizioni di vita del nostro paese con il loro. Una condizione seppur nella pulizia, povera, fatta del poco per poter tirare avanti e poter sfamare quelle piccole bocche di bambini che per svariati motivi erano stati tolti alle loro famiglie e messi in orfanatrofio in attesa di qualche famiglia generosa e desiderosa di adottarli o prenderli in affidamento anche internazionale. Ricordo che in un orfanatrofio che abbiamo visitato la direttrice che ci accompagnava nella visita ci portò in infermeria dove vi era una bimba tutta sola in una stanza, e ci disse che quella bimba era lì sola in questa stanza perché era in isolamento, in quanto era figlia di genitori alcolisti (in Russia vi è un alto tasso alcolico tra la popolazione) che non badavano a lei e che dal tribunale era stata dichiarata adottabile, ma che il padre aveva fatto ricorso e quindi l’avevano dovuto restituire, ma che da lì a poco tempo dopo averne abusato sessualmente di lei l’aveva abbandonata, ed essendo stata abusata sessualmente l’avevano messa in quarantena in questa stanza per paura che avesse contratto malattie veneree. Ricordo che quell’immagine, per la verità quegli occhi scuri che mi guardavano dalla vetrata di quella stanza mi rimasero impressi per tantissimo tempo al punto che ancora oggi li ricordo perché sembrava che mi implorassero chiedendomi aiuto, e quella fu la prima volta che mi sentii impotente davanti ad una richiesta di aiuto che mi arrivava da uno sguardo triste e spento di una bambina. Ho chiesto allora se potevo avvicinarmi a questa bambina, e la dottoressa che vi era al momento in infermeria mi accompagnò nella stanza, ma prima di farmi entrare mise la mano in tasca e da essa estrasse una chiave con cui apri la porta di quella stanza, un gesto che mi lasciò molto sgomenta e colpita da questo gesto, ed una risposta del perché fosse chiusa in quella stanza sola ed isolata che mi fu data fu quella che era in quarantena in quanto sospettavano che avesse contratto malattie veneree in quanto violentata ed abusata dal padre. Una bambina che per il solo fatto di essere stata abusata e violentata dal padre pagava amaramente sulla sua pelle e con l’isolamento chiusa in una stanza tre metri per quattro quella violenza e quell’abuso subito con conseguenze che forse l’avrebbero ancor più di tanto segnata per tutta la vita. Dopo la volta degli istituti ci fu anche la visita all’ospedale pediatrico dove curavano ed operavano per lo più bambini celebrolesi ed anche questa struttura era fatiscente con pezzi di muro che cadevano da tutte le parti e vetri rotti alle finestre. Anche questo ospedale aveva bisogno di tutto dalle canule speciali che usavano per operare questi bambini, alle siringhe per le punture al filo per le cuciture degli interventi o ferite. Una madre con un bambino in braccio che già era stato operato perché celebroleso, nonostante tutto il medico la tranquillizzasse sul futuro di una vita normale del figlio una volta ristabilito, questa madre comunque spaventata che non credeva alle rassicurazioni del medico ci offriva suo figlio affinché venisse adottato. Da ultimo la visita e l’incontro al Ministero della scuola (perché è il Ministero della scuola che sovraintende sugli orfanotrofi nella regione Carrelia) per parlare con il sovraintendente ed avere da lui i permessi necessari a visitare altri orfanotrofi che si trovano fuori da San Pietroburgo e che erano di competenza del sovraintendente. L’incontro è stato cordiale nonostante le diversità delle parti emerse nel colloquio, specie da parte del responsabile che accettava la proposta di aiuto che l’associazione faceva, ma che però non voleva rilasciarci l’autorizzazione per visitare gli orfanatrofi condizione posta dall’associazione per rendersi conto di persona dei bisogni reali dei bambini ricoverati negli orfanotrofi. In quell’occasione rischiammo anche l’incidente diplomatico da prima dal presidente dell’associazione che fu molto duro nell’esporre le proprie ragioni e condizioni, e poi da me perché dissi che nell’andare all’incontro con lui vidi mi aveva molto colpito la situazione di bambini piccolissimi che avevo visto ai semafori per chiedere l’elemosina e che quando scattava il verde erano costretti a fare lo slalom tra le macchine per evitare di essere investiti, in pratica dissi le dissi testuali parole : “ Una società, ed uno Stato che non è in grado di proteggere e difendere i propri figli minori, era una società ed uno Stato criminale “. Subito rimase basito, poi quando si riprese mi rispose spassiva che significa in italiano grazie. Certamente una situazione e condizione di vita quella degli orfanatrofi russi desolante che vive e deve fare i conti con i pochi contributi che il Governo passa loro e costretti quindi ad accettare gli aiuti economici che arrivano dalle famiglie straniere che intendono adottare un bambino in questo o quell’altro istituto che sicuramente stona con gli sfarzi e bellezze dei vari musei che vi sono nelle città ed in particolare a San Pietroburgo dove per anni hanno vissuto e regnato gli zar padroni di tutta la Russia. Situazioni che mi hanno molto colpito e che ancora oggi ricordo e che non hanno certamente nulla da invidiare ai nostri istituti o case famiglia. 
 
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